Circolo di Belluno

giovedì 4 aprile 2013

Riformare la sanità veneta, ridurre le Ulss


LETTERA APERTA AL CONSIGLIO REGIONALE  VENETO 

La sanità veneta è governata dalla Regione e gestita, con nomina del presidente della giunta regionale, da 24 direttori generali per 22 aziende ulss e per le 2 aziende ospedaliere di Padova e Verona. Le ulss, alla loro nascita, vengono disegnate pensando al piano sanitario, agli ospedali da salvare e a quelli da dismettere e trasformare, a quelli da sviluppare, a quelli da ridurre. Così sono nate e disegnate con ambiti geografici non sempre lineari, ma tenedo conto del rapporto popolazione e posti letto con geografie inaspettate. In taluni casi si sono allargati territori attorno ad alcuni ospedali per proteggerli da eventuali tagli o per implementarli, in altri casi si sono messi in uno stesso ambito territoriale  più ospedali che, così sistemati "geograficamente", abbisognavano di tagli di posti letto e quindi di chiusura e riconversione di un ospedale, solitamente il meno "politicamente" titolato. La necessaria pianificazione sanitaria ed ospedaliera in una regione ove i posti letto ospedalieri, talvolta vuoti, erano eccessivi avrebbe operato meglio se il rapporto posti letto ed abitanti fosse stato visto non in tante artificiose aree di ulss, spesso sghimbesce, ma dall'ottica provinciale, di ciascuna provincia.
Certamente gli ospedali "forti politicamente", anche a prescindere dalla qualità delle prestazioni e dei servizi resi, si sarebbero difesi ugualmente, ma certe giustificazioni del rapporto posti letto abitanti sarebbero state indedolite e di molto e sarebbero emersi di più i dati qualitativi.
Non solo per questi motivi sarebbe opportuno andare subito, il prima possibile, a ridurre le 22 aziende ulss e le due aziende ospedaliere in sole sette, una per provincia.
I tagli alla sanità, la cui spesa per quella italiana ora è al di sotto della media europea, rendono necessario il recupero di fondi. Sono le attività sanitarie, ospedaliere,di prevenzione, di tutela della salute che hanno bisogno di essere incrementate, non quelle "burocratico amministrative" che pesano ancora tanto senza incidere sulla salute dei cittadini. I direttori generali, nominati dalla "politica" (dal presidente della giunta regionale dopo aver sentito i partners di maggioranza) hanno costi rilevanti, rilevantissimi se si pensa anche ai premi annuali percepiti. Passare da 24 direttori generali con i vari addetti attorno alla direzione generale, a 7, significa risparmiare cifre rilevanti (anche questi sono i costi della "politica") . Con i risparmi siano finanziate attività  sanitarie oggi in pericolo o  molto ridimensionate.
Non c' è ragione di difendere ambiti territoriali superati, anacronistici, dispersivi per una corretta programmazione socio-sanitaria. Si pensi quindi ad introdurre questa necessaria modifica che permetterebbe di recuperare significative risorse per la tutela della salute dei cittadini.
Resta un grande problema. Grande come una casa. Il problema del governo trasparente, democratico, partecipato della salute delle cittadine e dei cittadini. In questi anni e persino in questi giorni, sono emerse troppe vicende "scandalose", con rilevanza giudiziaria, riferite alla "gestione" sanitaria. Non è più possibile mantenere questo tipo di potere monocratico "politico", travestito da "tecnico", distante e non trasparente, del direttore generale nominato "politicamente" dal presidente della giunta. Strumenti di partecipazione democratica, di controllo e di massima trasparenza vanno pensati e introdotti.

Giorgio Gabanizza (Sel Verona)

giovedì 31 gennaio 2013

Sel e Pd unica speranza di una politica progressista

Intervista a Luciano Gallino

Rachele Gonnelli - L'Unità, 31 gennaio 2013

 

«Un cortese distacco». Così il professor Luciano Gallino definisce il suo addio a tutta l`operazione che oggi va sotto il nome di Rivoluzione civile o lista Ingroia. In realtà, al di là dei modi compassati e gentili che gli sono propri, la sua è una bocciatura politica senza appello. Tanto più rilevante perché viene da uno dei padri fondatori di Cambiare Si Può, anzi dal primo firmatario dell`appello, oltre che da uno degli studiosi italiani più quotati a livello internazionale di capitalismo e relazioni sociali, con un curriculum che parte dal centro studi di Adriano Olivetti, passa per l`università di Stanford e approda all`Accademia dei Lincei. 

Professore lei ha detto a MicroMega che voterà Sel. Come ha maturato questa svolta rispetto a precedenti collocazioni?
«È successo che ci sono state alcune belle assemblee, molto stimolanti, alle quali ho partecipato. Ma che poi, quando il progetto nato lì come Cambiare Si Può si è calato nella discussione sulle liste e sulle alleanze, la prospettiva si è complicata e ha preso una direzione che personalmente non mi sento di condividere. C`è stata anche una votazione in cui io e altri tra i primi firmata- ri dell`appello non abbiamo condiviso la scelta, approvata a maggioranza, di accettare di proseguire il cammino indicato da Ingroia. A quel punto avevo delle scelte limitate: non votare, chiedere asilo politico in Tasmania oppure appoggiare una forza che, pur minoritaria, tutto sommato è una voce che dice qualcosa d`interessante sulla finanza e il lavoro, cioè sui temi ai quali ho dedicato gli ultimi 15 anni di studio». 

Parla di Sinistra ecologia e libertà? 
«Sì». 

È tra i delusi dell`eccessiva presenza di partiti nella lista Ingroia?
«No, guardi, pur sottolineando l`importanza dei movimenti, ritengo che la forma partito sia fondamentale, proprio per portare le istanze dei movimenti in Parlamento. Solo non è esattamente moderno ciò che vedo in quella lista, nelle persone che ci sono. Ingroia e i suoi non mi pare abbiano cose interessanti da dire sui temi di cui mi occupo come la riforma delle banche a livello europeo. Non è un rimprovero e non faccio questioni di persone, si occupano di altro, è un fatto di ruolo e di attenzione del tutto legittimo. Ma non mi interessa». 

Mi risulta che abbia anche sottoscritto un appello a sostegno di Giulio Marcon, ex portavoce di Sbilanciamoci, insieme ai suoi colleghi Saskia Sassen, Richard Sennett e a intellettuali italiani come Fofi, Castellina e altri.
«Sì, voterei volentieri per Marcon, purtroppo non solo non ci sono le preferenze ma si presenta in Veneto e io voto a Torino. L`ho incontrato a qualche convegno ma soprattutto il sito di Sbilanciamoci è uno dei pochi, uno o due in Italia, che si leggono con profitto». 

Dunque sceglie il centrosinistra. Cosa dovrebbe fare secondo lei per farci uscire dalla crisi?
«Siamo di fronte ad un bivio e qualcuno ha già deciso quale strada prendere, una strada che